Pensione: a 58 anni e con 35 anni di contributi
Da poco l’ultima riforma pensionistica si fanno strada le nuove controproposte dei partiti, per quanto riguarda le flagellate pensioni degli italiani, in vista delle prossime campagne promozional-politiche. A quanto sembra sia PD che PdL abbiamo un comune interesse nel ritoccare la pensioni, in quanto è stato già consegnato un testo quasi congiunto che annovera la possibilità di andare in pensione a soli 58 anni.
Il nuovo iter prevedrebbe un periodo di test fino al 2017 e permetterebbe a uomini e donne di andare in pensione rispettivamente a 58 e 57 anni – fino al 2015 –
successivamente a 59 e 58 anni – fino al 2017 – tuttavia il requisito fondamentale in ogni caso è quello di aver accumulato almeno 35 anni di contributi, in cambio di un assegno mensile rimodulato sulla base del nuovo sistema contributivo introdotto con l’ultima riforma, e quindi, sostanzialmente più leggero.
Una finestra di tempo quindi limitata, che sembrerebbe fatta ad hoc per assicurarsi un’ampia platea di consensi – e quindi voti – dei cittadini per il nuovo governo che succederà a quello tecnico di Monti. Ovviamente sarà molto interessante vedere come evolverà la situazione e quali concessioni pro-tempori verranno adottate, considerando i delicati equilibri e interferenze che potrebbero interferire con lo spread e la crisi dell’Eurozona.
Foto Benjamin Stäudinger
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Le controproposte presentate dai partiti sono un danno aggiuntivo alla cosidetta riforma Fornero-Monti-Bersani.
Un tentativo di ulteriore truffa nei confronti di chi ha lavorato onestamente per 40 anni e che dopo avere subito l’accusa ( in nome dell’Europa )di essere gli affamatori dei propri figli si trova nelle condizioni del prendere o lasciare, per mancanza di lavoro, fatta da partiti e parlamentari che non hanno rinunciato ad un millesimo dei loro privilegi, ma che continuano imperterriti a vessare chi li mantiene.
Vorrei solo capire se questa massa di microcefali che siede in parlamento si rende conto di cosa voglia dire per un operaio od un impiegato rinunciare a 2/300 euro su di una pensione da 1000/1200 e se si dovesse obbiettare che dal 2012 con la riforma truffa delle pensioni tutti andranno con il sistema contributivo vorrei ricordare che nel 1995 ai sessantenni di oggi è stato detto di non preoccuparsi per una pensione integrativa in quanto non sarebbe cambiato nulla, 20 anni dopo il tentativo di rapina che spero possa essere sventato alle prossime elezioni facendola pagare a PD,PDL e UDC.
Che sia una mossa strategica politica per recuperare consensi è fuori di dubbio ma che sia anche una proposta sensata è altrettanto vero perche se equita deve essere non capisco perchè uno non possa avere la possibilita di scegliere quanto poter andare in pensione se il calcolo dell’assegno gli viene calcolato su quello che ha versato nella sua vita lavorativa sta al lavoratore decidere se l’assegno sara sufficente per le sue esigenze.Penso a quei lavoratori piu sfortunati che svolgono lavori pesanti e che è inconcepibile trattarli allo stesso modo di lavori sedentari o meno faticosi con questa correzione almeno hanno la possibilita di non morire sul lavoro ma di andare in pensione anche se con un assegno minore ma almeno di continare a vivere.