Figli in casa fino a 34 anni e famiglie più povere
Nel rapporto annuale presentato ieri dall’ISTAT, emerge una sconfortante realtà sui giovani italiani: quasi il 42% di loro nella fascia di età compresa tra 25 e 34 anni rimane a vivere in casa con i propri genitori, un dato in forte aumento se paragonato al 33% del 1993. Purtroppo per quasi la metà di loro i motivi di tale scelta – se così si può definire – sono puramente economici, in quanto senza lavoro.
Anche i meno giovani tra 35 e 44 anni, dal 1993 ad oggi sono raddoppiati, e circa il 7% di loro rimane a vivere a casa con la famiglia di origine.
Un altro dato su cui riflettere è quello riguardante la ricchezza delle famiglie italiane: anche se in media l’Italia produce molta più ricchezza rispetto al 1993 - incremento del Pil pro-capite di quasi il 12% – tuttavia le famiglie risultano più povere di circa il 4% rispetto ai primi anni 90: le cause sono da ricercare nell’aumento della pressione fiscale, e nell’esportazione di profitti ottenuti da stranieri e multinazionali straniere, che in soldoni reindirizzano denaro nei paesi d’origine anziché riutilizzarli sul nostro territorio.
Vogliamo un tuo commento!
Avvertenze sul presente post: Blog Economia & Risparmio è solo un blog e non rappresenta in alcun modo una testata giornalistica o un prodotto editoriale, in quanto viene aggiornato senza alcuna costante periodicità; pertanto NON PUO' e NON DEVE essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 07/03/2001.















Allora, se non ho capito male..le imprese straniere vengono in Italia, spendono, si arricchiscono e poi reinvestono nel proprio Paese..ci lamentiamo solo ora? Per anni il capitalismo italiano ha prodotto solo spazzatura; dalla caduta del governo giolitti con lo scandalo della banca romana, al regime, la P2, fondi neri, fino a tangentopoli insieme a centinaia di politici corrotti. A noi giovani oggi tocca sopportare tutto il peso dei bagordi passati. La ciccia, quella vera, l’hanno spolpata le ormai vecchie se non defunte generazioni. “Non ci resta che piangere” recitava un vecchio film di Troisi e Benigni. I politici, nonostante tutte le difficoltà fanno spallucce e incitano a “stringere la cinta” mentre loro si fanno portare a zonzo in auto blu e comprano le lauree ai figli; ci danno dei “bamboccioni”, eppure non hanno idea di quanti sacrifici e forza d’animo ci voglia per provare a cavarsela da soli, tra lavoro nero e sottospecie di rimborsi; siamo ancora attaccati al cordone ombelicale (ma non per nostra scelta) dell’unico punto fermo che abbiamo: la famiglia; stanno depauperando anche quella.